"Senza barriere" Il turismo inclusivo diventa un marchio

«Senza barriere» Il turismo inclusivo diventa un marchio
Il progetto. «Il Solco del Serio» lancia la proposta per le strutture ricettive attente alle persone fragili E il territorio risponde: «Un volano per le eccellenze»
 
  • Pedrocchi (Solco): «Accessibilità non solo architettonica, idea di attenzione più completa»!
  • Rossi (Provincia): diritto da garantire, ma può essere anche un brand che premia chi si impegna. 
LUCA BONZANNI 
Inclusione, qualità, professionalità. Nelle soluzioni a problemi diffusi e spesso dimenticati c’è lo spirito solidale, ma anche un’opportunità economica. È la ricetta di «Ospitalità senza barriere», progetto lanciato dal consorzio «Il Solco del Serio» e sposato da un ampio numero di soggetti associativi e istituzionali della Bergamasca. Venerdì, all’interno di Agritravel alla Fiera di Bergamo, la presentazione dell’iniziativa ne ha illustrato il contenuto: un marchio di qualità rivolto principalmente a quelle strutture ricettive e turistiche che sappiano allargare la propria offerta a disabili, persone con mobilità ridotta, con fragilità psichiche o sociali, creando le condizioni migliori per accoglierle.
«Premiare chi si impegna» «Il turismo senza barriere non solo deve essere un diritto, ma può essere anche un brand che premia chi s’impegna», è la riflessione di Matteo Rossi, presidente della Provincia, tra i firmatari del protocollo d’intesa. Fa eco Gloria Cornolti, responsabile del Servizio Sviluppo di via Tasso: «Il turismo accessibile può rappresentare anche grande valore economico». Per Danilo Cominelli, presidente della Comunità montana della Valle Seriana, «è un’iniziativa che darà spazio a un turismo d’eccellenza  nei nostri territori».Il nocciolo del progetto lo illustra Stefano Pedrocchi, presidente del consorzio «Il Solco del Serio»: «Per “accessibilità” non s’intende solo la rimozione delle barriere architettoniche: è l’idea più evoluta di un’attenzione completa». 
Una visione ribadita da Cinzia Baronchelli, coordinatrice del progetto: «A volte si fa filosofia, questa invece è programmazione concreta. È un grande cambiamento culturale delle valli, è l’affermazione di diritti ma anche un’opportunità per le valli».
Di «diritto alla felicità », realizzabile col progetto, parla Oscar Fusini, direttore di Ascom:  «Il nostro compito è di sensibilizzare le aziende verso questo protocollo».
Paolo Pirrone, per Confesercenti, auspica che «gli imprenditori si mettano in gioco, in particolare sotto il profilo della qualità».
E in gioco c’è anche il Cai: «Dalla Bergamasca è nato il primo progetto di rifugio senza barriere, già nel 2007», ricorda il presidente Paolo Valoti. «È un progetto ambizioso al punto giusto, perché incrocia bisogni assodati con nuove opportunità.
Bergamo può fare scuola», conclude Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura. 
I porti accessibili Un ulteriore sviluppo futuro lo suggerisce Fabrizio Olmi, atleta paralimpico e promotore dell’associazione Disvela: «Abbiamo lanciato un progetto per mappare i porti accessibili sul lago d’Iseo: è un lavoro che può integrarsi col marchio di “Ospitalità senza barriere”». 
E ci sono i numeri riferiti venerdì a suggerire quanto il tema sia integrante. Secondo Doxa, le fragilità messe al centro da questo progetto riguardano in Italia il 16,4% delle famiglie: per i servizi adeguati a queste necessità, a livello nazionale si stima un «fatturato potenziale» da 11,7 miliardi; le ricadute positive, per Bergamo, non mancherebbero.
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